//Varicella nei bambini: sintomi, cura, terapia, vaccino, gravidanza

Varicella nei bambini: sintomi, cura, terapia, vaccino, gravidanza

Mio figlio ha la varicella! Sintomi, diagnosi, terapia, farmaci, tempo di incubazione, trasmissione, complicanze, vaccinazione, rimedi per il prurito ed infezione in gravidanza: tutte le informazioni sulla varicella!

Cosa è la varicella? Qual è la causa?

La varicella è una comune malattia esantematica causata dal virus varicella-zoster (VZV). L’infezione primaria (cioè il primo contatto con il virus) provoca la varicella. Successivamente questo virus (come tutti i virus della famiglia degli herpes) continua a restare nel nostro organismo in forma latente ed asintomatica, ma la sua riattivazione può manifestarsi con l’herpes zoster in età adulta.

E’ più comune nei paesi a clima temperato come l’Italia e solitamente ha il suo picco di incidenza nella stagione invernale. La fascia di età più colpita è va dai 5 ai 10 anni, ma è possibile contrarla in ogni momento della vita.

Come si trasmette la varicella? Per quanto tempo si è contagiosi? Quali sono i tempi di incubazione?

La varicella è una delle più contagiose fra le malattie esantematiche dei bambini. Il contagio fra gli stessi membri di una famiglia (ad esempio fratello-sorella) avviene in circa il 90% dei casi, mentre si è visto che a scuola si verifica circa nel 35% dei casi.

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L’uomo è l’unico serbatoio di varicella: ciò significa che non si può prendere da animali domestici come cani o gatti. I bambini sono contagiosi da 2-3 giorni prima della comparsa delle vescicole (le tipiche bollicine piene di siero chiaro!) fino a quando tutte queste si saranno trasformate in croste.

Il tempo di incubazione della varicella, cioè il tempo che intercorre tra il contagio e la comparsa delle prime vescicole, può variare dai 10 ai 21 giorni, ma più spesso è di circa 14 giorni.

Come prevenire la varicella? Bisogna rimanere in isolamento?

Un bambino con varicella è contagioso fino a quando tutte le vescicole non si siano trasformate in croste. Per questa ragione è indicato l’isolamento domiciliare in tutti i bambini con varicella. Non sono invece indicate restrizioni per soggetti venuti a contatto con bambini che hanno poi successivamente sviluppato la malattia.

E’ infine utile sapere che individui che hanno  già contratto la varicella in passato, quando entrano in contatto con soggetti malati, non solo non la contraggono ma non possono essere nemmeno contagiosi! Ad esempio, se un bambino che ha già avuto la malattia entra in contatto  con un compagno di classe affetto da varicella, non c’è alcun pericolo che il bambino veicoli il virus a casa ad altre persone! Solo chi ha effettivamente la malattia può contagiare in modo diretto e non vi è contagio indiretto!

Quali sono i sintomi della varicella?

In circa la metà dei casi si osserva comparsa di FEBBRE (solitamente non elevata, con picchi massimi di circa 38,5 °C), accompagnata da senso di malessere generale, stanchezza e talora dolori addominali.

In seguito compare l’ESANTEMA PRURIGINOSO che inizia dapprima su testa, volto e tronco per poi diffondersi a tutto il corpo. Si tratta inizialmente di maculo-papule (cioè macule = macchiette rosse  –  papule =  piccoli rilievi rossastri… un pò simili a brufoletti!) che  in poco tempo evolvono nelle classiche vescicolette piene di siero chiaro e che dopo circa 3 giorni si seccano e diventano croste. Una caratteristica importante è che le lesioni cutanee della varicella compaiono “ad ondate” e quindi in ogni singolo giorno di varicella potremmo osservare la contemporanea presenza dei 3 elementi sopra descritti.

In linea di massima possiamo dire che l’eruzione cutanea dura circa 4 giorni, e dopo 5-6 giorni dall’inizio della malattia vedremo la comparsa delle croste. Si è visto che nei bambini piccoli il numero di lesioni medio è circa 200-300. Talvolta è possibile anche la presenza di piccole ulcere in faringe o a livello degli organi genitali. E’ importante sapere che questo andamento clinico negli adolescenti e negli adulti e solitamente più severo, con comparsa di un elevato numero di vescicole.

E’ infine utile sapere che in una famiglia il “primo contagiato” (solitamente un bambino) ha spesso un decorso più leggero rispetto rispetto ad eventuali ulteriori casi. Questo perchè il primo ha verosimilmente avuto solo un contatto occasionale con il virus (ad esempio, da un compagno di classe) mentre eventuali ulteriori casi all’interno della stessa famiglia sono stati esposti per più tempo al virus stando a contatto per tante ore con il  fratello o sorella affetti nella stessa casa.

Come si fa diagnosi di varicella?

La diagnosi della varicella è clinica, ovvero si basa solo sulla visita e non necessita di prelievi o esami particolari.

E’ comunque possibile isolare il virus dal liquido contenuto nelle vescicole e valutare la presenza di anticorpi specifici nel sangue… ma possiamo dire che nella maggior parte dei casi è completamene inutile fare queste indagini e la semplice visita di un medico con competenze pediatriche sarà utile a dirimere ogni dubbio.

Una patologia da cui è importante distinguerla è la malattia mani-piedi-bocca, per certi versi simile alla varicella in quanto si presenta anch’essa con lesioni vescicolari, ma che il vostro pediatra saprà sicuramene distinguere sulla base della tipica distribuzione delle lesioni. Discutiamo di questa patologia in un altro articolo su questo sito.

Quando rimangono le cicatrici? Sono permanenti?

La varicella può lasciare cicatrici permanenti, ma se stiamo attenti possiamo ridurre al minimo questo rischio! Come molti di voi già sapranno più il piccolo si gratta maggiore è il rischio di  cicatrici. Ciò perché rompendo le vescicola o grattando via la crosta aumenta il rischio di infezione cutanea nella sede della bolla che poi  porterà alla comparsa di cicatrici. Come ridurre il prurito? Ve lo spieghiamo alla fine di quest articolo dove parliamo di terapia.

Attenzione però, le cicatrici non sono assolutamente da confondere con le macchie ipopigmentate (piccole zone chiare che talvolta residuano nella sede delle bolle della varicella), che tendono a scomparire nell’arco di mesi o al massimo di un anno… a differenza invece delle cicatrici che sono permanenti!

Che complicanze può avere la varicella?

La varicella nel bambino sano va considerata come una patologia a decorso benigno. Le complicanze possono essere:

  • infezioni cutanee (favorite dal grattamento)
  • polmonite varicellosa (più frequente nell’adulto; è poi utile sapere che aerosol o spray con cortisone possono favorire questa complicanza ed è dunque bene sospendere tali prodotti in corso di varicella)
  • atassia cerebellare (caratterizzata da perdita di equilibrio)
  • encefalite
  • eczema varicelloso (nei bambini affetti da dermatite atopica)

Tutte queste complicazioni della varicella sono relativamente rare. E’ bene comunque rivolgersi al proprio pediatra di fiducia allorchè la malattia dura più del previsto o qualora compaiano ulteriori sintomi come tosse insistente e particolarmente persistente, difficoltà a camminare, forte stato di abbattimento, torpore, sonnolenza.

Qual è la terapia della varicella? E’ utile dare l’aciclovir?

Nonostante sia una malattia molto comune ancora oggi la terapia della varicella è molto discussa. Naturalmente non si deve generalizzare ed ogni decisione va presa di comune accordo con il proprio medico.

Per la febbre alta:

  • Paracetamolo (ad esempio Tachipirina, Efferalgan, Acetamol). Per le modalità di somministrazione leggere il nostro articolo Come e quando abbassare la febbre nei bambini.
  • E’ importante che NON VENGA MAI DATA L’ASPIRINA nei bambini con varicella o influenza, altrimenti si corre il rischio della Sindrome di Reye, una grave complicazione che si associa a garve insufficienza epatica e pericolo di vita.

Per il prurito:

  • Antistaminici per via orale come, ad esempio, Tinset gocce (somministrare un numero di gocce pari alla metà del peso per 1-2 volte al giorno), Zirtec o Formistin gocce (1-2 anni: 5 gocce per 1-volte al giorno; 2-6 anni: 5 gocce per 2 volte al giorno o 10 gocce per 1 volta al giorno; 6-12 anni: se < 30 kg, 10 gocce per 1 volta al giorno, se > 30 kg, 20  gocce per 1 volta al giorno) o farmaci equivalenti
  • Prodotti emollienti-idratanti come, ad esempio, Vea Spray (più applicazioni al giorno sulle lesioni pruriginose)
  • Talco mentolato (il cui utilizzo è discusso perché potrebbe rallentare la maturazione delle lesioni cutanee) o borotalco o prodotti simili come ad esempio Vitamindermina.
  • Il bagnetto (naturalmente con saponi delicati) è solitamente sconsigliato in fase attiva, anche se potrebbe dare un certo sollievo. Nel caso si faccia, è importante che si asciughi tamponando e non strofinando

Per la cura della varicella:

  • Aciclovir, il cui utilizzo è molto discusso (un farmaco anti-virale che riduce la replicazione del virus). Attualmente le linee guida per il trattamento della varicella non ne consigliano l’uso in bambini sani in quanto il loro sistema immunitario è in grado di smaltire autonomamente il virus con basso rischio di compicazioni. Nel caso in cui, in accordo con il proprio pediatra curante, si decida di somministrare l’aciclovir (da voi meglio conosciuto in commercio come Zovirax, Cicloviran o altri), è importante sapere che è utile solo se dato entro 24 ore dalla comparsa delle prime bollicine. Anche l’utilizzo dell’aciclovir per la prevenzione della malattia nei contatti (ad esempio, la sorellina di un bambino che ha contratto la varicella) è attualmente sconsigliato, così come non è utile l’utilizzo della pomata (comunemente usata per il trattamento, ad esempio, dell’herpes labiale).

La terapia va però considerata nei fratellini (o contatti stretti) di bambini affetti da varicella, appena presentano le prime vescicole, perché l’andamento della malattia in questi pazienti può essere più severo, come sopra descritto.

Comportamento diverso invece si dovrà assumere in caso di varicella in bambini immunodepressi o che assumono cortisone, adolescenti e adulti: in questo caso infatti, vista il decorso più severo della malattia, l’utilizzo dell’aciclovir può essere consigliato (sempre sotto consiglio del proprio medico).

E’ utile il vaccino per la varicella?

Da molti anni ormai esiste un vaccino per la varicella. La prima dose va somministrata tra i 12-15 mesi di vita, la seconda a 5-6 anni.

Molti studi hanno confermato come il vaccino, in assenza di rischi, permetta di sviluppare un’immunità duratura alla varicella e la maggior parte dei bambini vaccinati non svilupperà la malattia. Anche qualora qualcuno dei soggetti che hanno assunto il vaccino dovesse contrarla, questa sarà in una forma più lieve rispetto alla classica. A fronte di ciò è opinione di diversi pediatri non consigliare questo vaccino in bambini sani avendo spesso la varicella un decorso lieve. E’ doveroso quindi che ogni dicussione venga  presa insieme con il proprio pediatra di fiducia.

IL CASO: Vaccino varicella e convulsioni e convulsioni febbrili… vi è associazione?

Varicella in gravidanza

La gran parte delle donne in età fertile  sono fortunatamente già venute a contatto nella loro vita con la varicella e sono quindi già immuni (cioè hanno sviluppato anticorpi specifici contro il virus).

Se però non se ne è certi, è bene controllare il titolo di anticorpi anti-varicella prima della gravidanza, poichè la malattia se contratta in gestazione può avere un decorso severo e mettere in pericolo sia la madre che il feto.

La madre infatti potrà  sviluppare più facilmente complicanze, come la polmonite varicellosa. Il feto correrà invece il rischio di sindrome da varicella congenita, caratterizzata da gravi malformazioni come ipoplasia degli arti e deficit oculari oltre che lesioni cutanee, microcefalia e ritardo mentale. Se quindi siete in attesa, è bene essere sicuri di aver già contratto la varicella. In caso contrario, parlatene immediatamente col vostro ginecologo e cercate di evitare contatti di bambini affetti da varicella.

Cosa fare se sono incinta ed ho avuto contatto con varicella? E’ raccomandabile in questi casi discutere col proprio ginecologo l’opportunità di prevenire la varicella mediante la somministrazione di immunoglobuline (VZIG oppure IGIV) in quanto il virus può indurre importanti danni al feto. In mancanza di queste si raccomanda porre attenzione ai primissimi sintomi di varicella ed iniziare, sopo aver discusso col proprio ginecologo, il trattamento con acilovir.

Altro periodo di rischio è il periodo a ridosso del parto: se infatti la madre svilupperà la varicella nel periodo che va da 5 giorni prima ai 2 giorni dopo il parto, ci sarà il rischio per il bambino di contrarre la varicella perinatale, malattia che può avere un decorso molto severo.

2017-11-24T11:02:02+00:00 05 Gen 2017|Malattie|