//Influenza 2017-2018 nei bambini: cause, trasmissione, terapia e prevenzione

Influenza 2017-2018 nei bambini: cause, trasmissione, terapia e prevenzione

Scopriamo tutto quello che c’è da sapere sull’influenza nei bambini: cause,  come si trasmette, diagnosi, terapia e prevenzione. Cerchiamo inoltre di capire quali sono i sintomi dell’influenza, quando è necessario chiamare il proprio pediatra ed in che casi può essere opportuno il vaccino antinfluenzale.

Analizzeremo prima le caratteristiche dell’influenza stagionale 2018 e successivamente spiegheremo tutte le caratteristiche generali dell’influenza!

Quali sono le caratteristiche dell’influenza?

Le caratteristiche dell’influenza sembrano essere abbastanza tipiche: avremo quindi febbre (anche alta.. ecco quando preoccuparsi!), tosse, raffreddore, senso di malessere generale e stanchezza, talvolta sintomi gastrointestinali come nausea vomito e diarrea. La durata può andare dai classici 3 giorni ma talvolta si può prolungare la febbre fino ad arrivare a 7 o addirittura 10 giorni.

La risposta agli antipiretici è buona ma si osserva risalita della temperatura fino a 39-40 °C al termine dell’effetto.

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Nei bambini più piccoli con prevalente sintomatologia respiratoria potremo osservare tosse intensa con i classici “muchi alle spalle” e difficoltà respiratoria…niente paura! Sono sintomi facilmente gestibili e il vostro pediatra vi saprà sicuramente indirizzare al meglio!

Particolare attenzione va posta nei neonati e nei bambini nei primi 3 mesi di vita. Nella fase di picco di diffusione cerchiamo di non farli stare a contatto con troppe persone! Ricordiamoci che anche un semplice raffreddore in un neonato può diventare qualcosa di serio!

L’antibiotico, nonostante la lunga febbre, non è solitamente necessario. Alcune indicazioni sulla terapia le potrete trovare nei paragrafi a seguire.

A chi praticare il vaccino per l’influenza?

Il Ministero della Salute raccomanda e offre gratuitamente il vaccino anti-influenzale per le seguenti categorie a rischio:

Per quanto riguarda i bambini, la vaccinazione (vedi anche paragrafo successivo) è raccomandata ai bambini di età superiore ai 6 mesi affetti da:

  • malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (come ad esempio l’asma persistente, la displasia broncopolmonare e la fibrosi cistica)
  • malattie dell’apparato cardiocircolatorio,  come ad esempio le cardiopatie congenite e acquisite
  • diabete mellito ed altre malattie metaboliche
  • malattie renali con insufficienza renale
  • malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie
  • tumori
  • malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
  • malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale
  • patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici
  • patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad esempio, malattie neuromuscolari).

La vaccinazione è inoltre raccomandata anceh ad altre categorie, fra cui evidenziamo:

  • Soggetti di età pari o superiore a 65 anni
  • Familiari e contatti di soggetti ad alto rischio

Quali sono le cause dell’influenza?

L’influenza è una comune infezione causata da due virus molto diffusi chiamati “virus dell’influenza A” e “virus dell’influenza B”.

  • Il virus A è quello che sa trasformarsi di più e quindi è quello che dà più filo da torcere al sistema immunitario delle persone riuscendo a diffondersi a dismisura! Una trasformazione del virus A avviene circa ogni 10-20 anni ed è responsabile di vere e proprie pandemie a livello continentale. Purtroppo quando si parla di grandi numeri di casi di influenza il bilancio dei decessi inevitabilmente aumenta mettendo in allarme i mass media fino ad arrivare a vere e proprie crisi di panico da influenza nella popolazione.
  • Il virus B invece ha minori capacità di trasformazione e quindi è in grado di ingannare il sistema immunitario di un minor numero di persone provocando epidemie locali di minori dimensioni.

Come si trasmette l’influenza?

La modalità classica di trasmissione è per via aerea. Ciò significa che avviene tramite colpi di tosse, starnuti e contatti ravvicinati con persone influenzate le quali ogni volta che tossiscono rilasciano nell’aria centinaia di goccioline microscopiche (tecnicamente chiamate “gocce di Flugge”) ripiene di virus influenzale che se respirate da un’altra persona trasmettono l’infezione.

Queste goccioline tendono inoltre a depositarsi su oggetti, giocattoli e soprattutto sulle mani (che quindi andrebbero lavate spesso per ridurre la trasmissione del virus!). Nei bambini è molto comune contrarre l’infezione tramite condivisione di giocattoli. Il virus dell’influenza infatti è molto resistente nell’ambiente e può contagiare un bimbo anche distanza di 48 ore!

Ecco spiegato perché a scuola l’influenza viene trasmessa così facilmente.

Che vuol dire “epidemia influenzale”?

Il più delle volte l’influenza presenta diffusione di tipo epidemico (cioè va ad interessare un grandissimo numero di persone contemporaneamente) e si diffonde nei mesi più freddi dell’anno con picco epidemico verso inizio gennaio.

Il motivo per cui l’influenza torna ciclicamente ogni anno risiede nel fatto che i virus che la causano hanno la capacità di modificare il loro patrimonio genetico operando delle vere e proprie “trasformazioni”  che permettono loro di aggirare il nostro sistema immunitario: in pratica ogni anno il sistema immunitario impara a riconoscere e combattere una specifica tipologia del virus… ma l’anno dopo, ahimè, il virus furbo “cambia faccia” divenendo cosi irriconoscibile per il nostro sistema immunitario che deve imparare nuovamente a combatterlo al prezzo di sviluppare reazioni febbrili e sintomi.

Qual è il tempo di incubazione dell’influenza?

Il tempo di incubazione dell’influenza (cioè il tempo che trascorre tra il contatto con il virus e l’inizio della malattia) è abbastanza variabile, oscillando solitamente tra 1 e 5 giorni.

Quali sono i sintomi dell’influenza?

I sintomi dell’influenza sono molto aspecifici, cioè assomigliano a quelli di tantissime altre infezioni di origine virale.

Il decorso classico dell’influenza è caratterizzato dai seguenti sintomi (in ordine di comparsa):

  1. Esordio improvviso di febbre, anche molto alta (fino a 40 °C!) a cui possono associarsi: brividi, malessere generale, mal di gola, raffreddore, tosse secca o poco produttiva, congiuntivite, talvolta diarrea e/o vomito
  2. Dopo 3-4 giorni dall’esordio abbiamo invece febbre intermittente (di solito temperatura normale di giorno, con nuova risalita in serata), mal di testa, sensazione di dolore al collo e alla schiena. Nei bambini più piccoli (1-2 anni di vita) persisterà quella sensazione di malessere, estrema irritabilità e rifiuto dell’alimentazione
  3. A distanza di 1-2 settimane può invece ancora essere presente la tosse (ma questo non vuol dire che l’influenza non sia guarita!), accompagnata di solito da debolezza ed irritabilità

Quanto dura l’influenza?

Anche la durata dell’influenza è variabile. Di solito la “fase acuta” (cioè la fase più ricca di sintomi e febbre alta) dura 3-4 giorni. La convalescenza può essere però abbastanza lunga e un senso di debolezza e di non completo benessere può persistere anche fino a 2 settimane!

Quando chiamare il pediatra?

Può essere necessaria una visita del pediatra soprattutto quando il nostro bambino è molto piccolo (meno di 1 anno di vita), se i sintomi persistono troppo a lungo, se lo vediamo molto irritabile o, più in generale, se c’è qualcosa che non ci convince (vedi anche l’articolo “Febbre nei bambini: 15 situazioni in cui stare molto attenti”

Come essere certi della diagnosi di influenza? Cosa sono i test rapidi?

Nella quasi totalità dei casi la diagnosi dell’influenza viene effettuata mediante la visita medica dell’ammalato, e posta sulla base sintomi e della stagionalità. Ciò vuol dire che se nostro figlio presenta i sintomi tipici e ci troviamo in un periodo in cui è noto che l’influenza è in fase epidemica, quasi sicuramente non saranno necessari ulteriori esami.

Una visita pediatrica potrà essere dirimente e toglierci ogni dubbio circa un episodio febbrile del nostro bambino.

L’utilizzo dei test rapidi per la diagnosi di influenza è ancora molto dibattuto a causa dei costi elevati, della non completa affidabilità e dei dubbi circa la reale utilità pratica di questi test.

Può essere indicato in casi particolari ed in bambini con malattie croniche dove sia necessario avere maggiore certezza diagnostica per prendere in considerazione terapie particolari (tramite farmaci antivirali – vedi paragrafo successivo). E’ opportuno dunque che l’indicazione a praticarli venga posta dal proprio pediatra di fiducia.

Qual è la terapia dell’influenza?

Nella gran parte dei casi non è necessaria alcuna terapia per combattere le cause dell’influenza (in quanto il nostro sistema immunitario il più delle volte è in grado di sconfiggere i virus in pochi giorni). Solo in casi particolari ed in bimbi affetti da patologie croniche sottostanti il pediatra potrebbe porre indicazione ad iniziare terapia con antivirali (un esempio: il tamil).

Nella stragrande maggioranza dei casi è sufficiente un’adeguata terapia sintomatica (cioè mirata solo a combattere i sintomi e i fastidi dell’influenza). Sarà dunque sufficiente somministrare farmaci antipiretici (esempi in commercio: tachipirina, nurofen, etc – per modalità di somministrazione, dosi e indicazioni si rimanda all’articolo Come abbassare la febbre nei bambini). In caso di tosse importante il vostro pediatra saprà valutare la necessità di iniziare una terapia aerosolica.

Come detto in precedenza, nei bambini più piccoli ci potrebbe essere una prevalenza della componente respiratoria con molti muchi e raffreddore. Molto utile a tal proposito vi potrebbe risultare la lettura del nostro articolo: “Raffreddore nei bambini: rimedi e cure”

Molto importante è comunque la “terapia di supporto” del bambino: è importante che il piccolo non si indebolisca troppo e non si disidrati. Cercate quindi di farlo mangiare, e soprattutto bere il più possibile! Infine una buona dose di coccole non fa mai male in questi casi!

Quando è utile dare antibiotici nell’influenza?

L’utilizzo degli antibiotici è, in prima battuta, assolutamente da sconsigliare. Essendo infatti una malattia virale e non batterica, l’antibiotico risulterebbe completamente inutile esponendo il nostro bambino al rischio di effetti collaterali e favorendo l’insorgenza di batteri resistenti agli antibiotici. Può essere utile invece in caso di complicanze o nel caso in cui la febbre tardi a spegnersi lasciando supporre la possibilità della sovrapposizione di un’infezione batterica.

Classicamente vige la famosa regola dei 3 giorni: una febbre che non si toglie dopo 3 giorni fa presumere una sovrapposizione batterica e richiede antibiotico. C’è però da dire che questa regola non è sempre valida e sotto la guida di un pediatra attento che ricontrolli il piccolo nel corso dei giorni è possibile a volte arrivare in 4° o addirittura 5° giornata senza iniziare l’antibiotico… per poi assistere con gran soddisfazione allo sfebrramento spontaneo del bambino!

Quali sono le complicanze dell’influenza?

Le complicanze più comuni dell’influenza sono quelle dovute a infezioni batteriche secondarie come, ad esempio, otite, bronchite e polmonite. In questi casi è necessaria la visita del vostro pediatra di fiducia e il supporto di una terapia antibiotica appropriata.

Come prevenire l’influenza?

Purtroppo non esiste un modo per essere sicuri di non far contrarre l’influenza ai nostri bambini. Alcune regole di buon senso però andrebbero sempre rispettate:

  1. Evitare i luoghi troppo affollati, o almeno quelli dove sappiamo esserci persone con l’influenza
  2. Laviamoci sempre le mani ed educhiamo i nostri bambini a fare lo stesso! molti bambini infatti tendono a mettere le mani in bocca e queste diventano facilmente veicolo principale di trasmissione del virus.

Dobbiamo vaccinare i nostri bambini per l’influenza?

L’argomento del vaccino contro l’influenza in età pediatrica è  da sempre molto dibattuto. Ad oggi le posizioni espresse dall’Istituto Superiore della Sanità e dalle principali società scientifiche pediatriche nella gran parte dei casi concordano che il vaccino dovrebbe essere consigliato solo in quei bambini con patologie croniche (ad esempio cardiopatie congenite, diabete mellito, fibrosi cistica, tumori, immunodeficienze, malattie infiammatorie croniche intestinali) in quanto i rischi di complicazione per bambini “sani” sono minori.

Ad ogni modo la scelta di vaccinare un bambino va calibrata in  base alla storia clinica personale di quest’ultimo. Pertanto per effettuare una scelta giusta ed oculata è sempre opportuno discuterne col proprio pediatra di fiducia.

2017-12-08T10:19:53+00:00 09 Feb 2017|Malattie|